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E tu, ti sei sentito vulnerabile?
Giornata internazionale delle persone con disabilità

Vulnerabile. Chi non si è sentito così nel 2020? Pablo Pineda, Desirée Vila e María Petit si sono sentiti vulnerabili nel 2020, ma è una sensazione che conoscevano già prima, come i 4 milioni di persone con disabilità in Spagna.

Sapere che hai la sindrome di Down che ti etichetta come “diversa” dagli altri ragazzi della tua età; sapere che non potrai più vedere a causa di un incidente stradale a 17 anni o sapere a 16 che non gareggerai mai più come ginnasta perché ti devono amputare la gamba. Pablo, María e Desi si sono sentiti vulnerabili, e molto. Ma con l’aiuto delle persone accanto a loro e la convinzione che non ci sono limiti in grado di fermare una persona che lotta per un sogno, sono riusciti a superare la loro disabilità, facendone uno stimolo per migliorare la propria vita.

Sono solo 3 esempi, ma ci sono 4 milioni di persone nella loro situazione nel nostro Paese.

Dall’inizio della pandemia, il dato relativo all’assunzione delle persone con disabilità è diminuito del 29%, ponendole ancora una volta al centro della vulnerabilità del mercato del lavoro. Questo declino è la prima battuta d’arresto sulla strada dell’uguaglianza dal 2012: oltre un punto in meno rispetto al calo delle assunzioni in generale.

Empresas comprometidas



Settimana della disabilità


Con la Settimana della disabilità, noi della Fondazione Adecco e tutte le aziende impegnate in questa iniziativa vogliamo sottolineare la capacità di adattamento, l’empatia e il desiderio di migliorare di cui milioni di persone con disabilità danno prova ogni giorno. Combattiamo per agevolarne l’assunzione e aiutare l’intera società a basarsi sulla loro esperienza per superare la vulnerabilità che ha colpito tutti nel 2020.

In cosa consiste la Settimana della disabilità?

È il periodo dell’anno in cui, dalla Fondazione Adecco, mettiamo al centro del dialogo le persone con disabilità a cui offriamo assistenza, per ricordare l’importanza di favorire il loro inserimento lavorativo.

Durante questa settimana facciamo uno sforzo in più per realizzare laboratori di formazione, orientamento e intermediazione occupazionale con le persone con disabilità con cui lavoriamo.

Approfittiamo anche di quest’opportunità per avvicinare centinaia di aziende alla realtà dei nostri candidati, in modo che possano conoscere in prima persona il loro talento, eliminando qualsiasi pregiudizio che la disabilità può generare.

Promuoviamo inoltre la consapevolezza in tutta la società rispetto ai problemi legati alla disabilità, creando un ambiente più inclusivo e aperto alla diversità.

Il nostri protagonisti:


Desirée Vila

Desirée Vila è un’adolescente con la passione per lo sport. È una promessa della ginnastica acrobatica, disciplina con cui ottiene brillanti risultati a livello regionale e nazionale, partecipando anche ai campionati del mondo. Un giorno, a 16 anni, durante una sessione di allenamento, subisce un infortunio: si rompe la tibia e il perone e deve essere sottoposta a un intervento chirurgico. Dapprima l’operazione sembra ben riuscita, ma poi le cose iniziano a complicarsi fino a quando, un giorno, la ragazza si sveglia in terapia intensiva scoprendo di non avere più la gamba destra. Vulnerabile? Sì, Desi si sentiva vulnerabile, era una ragazza di 16 anni a cui i medici avevano dovuto amputare una gamba portandole via il progetto di una sfolgorante carriera sportiva e la possibilità di avere una vita “normale”. Ma si è ripresa, ha imparato a usare le protesi, ha accettato di dover cercare delle alternative che le consentissero di continuare a fare sport. E ci è riuscita… eccome se ci è riuscita!

· Campionessa spagnola di atletica adattata per regioni

· Record nazionale nei 100 metri piani e salto in lungo nella categoria T63

Pablo Pineda

Pablo Pineda era un ragazzo normale, il più giovane di 4 fratelli e con gli stessi hobby di qualsiasi altro ragazzo come lui. A 8 anni scopre di avere la sindrome di Down, glielo dice un insegnante amico dei suoi genitori. Il piccolo Pablo non sapeva cosa fosse e certamente non si sentiva diverso dai suoi amici. La sua prima domanda è stata: significa che sono stupido? Posso continuare a studiare? Le risposte sono state, rispettivamente, No, non sei stupido e Sì, puoi continuare a studiare. Queste risposte e gli sforzi dei suoi genitori per crescere un bambino “normale” sono stati la chiave dello sviluppo di un professionista di grande successo:

· Prima persona con la sindrome di Down in Europa ad aver ottenuto un titolo universitario.

· Attore, vincitore della Conchiglia d’argento come miglior attore al Festival di San Sebastián per il suo ruolo in Yo, también

· Presentatore TV

· Scrittore

· Docente della Fondazione Adecco

María Petit

Maria Petit comprende bene tutte le persone che hanno paura della quotidianità: uscire a fare la spesa, a lavorare… L’ambiente esterno è diventato un ambiente ostile. Le è successo a 17 anni, quando tra i suoi sogni c’era quello di intraprendere un corso di laurea che le permettesse di dedicarsi alla moda e ai viaggi, di andare alle feste e di trovare un fidanzato. Ma a causa di un incidente motociclistico che l’ha resa cieca, come poteva continuare a studiare, dedicarsi alla moda, viaggiare? La sua grinta, la sua capacità di adattamento e Tavish, il suo cane guida, sono stati i pilastri che le hanno permesso di proseguire la sua vita realizzando i suoi sogni e affermandosi come professionista:

· Lavora nel settore della comunicazione e della moda

· È a capo del dipartimento da lei creato

· Racconta la sua esperienza al mondo per scardinare i pregiudizi

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